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GIANCARLO BRUSCHI - STORIE RITROVATE INEDITE

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LA DANZA DELLE SPIE

Questura, Ovra 1937/38

Le note seguenti sono contenute nella cartella "7/10 Sovversivi" presso l’Archivio di Stato di Nuoro, nella stessa cartella, istituita dalla Questura di Nuoro, apparentemente nel 1929, sono conservate diverse lettere dirette da Caterina Cucinotta ad una sorella vivente in Paraguay e una lettera del fratello Annibale allora  ad Asmara, prima meccanico, poi commerciante, dopo essere partito come volontario per l’Africa Orientale, dirette alla famiglia. La cartella sembra essere stata istituita nel 1929, ma la prima richiesta di informazioni reperibile è del 21-9-1937. La cosa  sorprende perché dal 1926 sino alla concessione di un’amnistia generale da parte di Mussolini, a Nuoro si trovavano confinati importanti antifascisti, futuri protagonisti dei primi governi del dopoguerra, quali Fausto Gullo, Pietro Mancini - capostipite della dinastia, Luigino Prato, Corrado, Caruso, che frequentavano regolarmente la casa della famiglia Cucinotta, come pure, più tardi, vi facevano capo alcune famiglie di ebrei genovesi pure confinati. Lo stesso Luigi Prato, comunista, sposò Luigina Cucinotta (Gigina nelle lettere), facendo gridare allo scandalo il responsabile del Fascio Nuorese che, rimproverato per gli scarsi risultati della sua gestione, si giustificava dicendo che Attilio Cucinotta era arrivato a dare in sposa una sua figliola ad un comunista, senza che nulla accadesse. Affermava anche che lo stesso Cucinotta portava il distintivo solamente per opportunismo ma che non nutriva sentimenti fascisti (e forse era nel vero) In un contesto simile non c’era da meravigliarsi degli scarsi risultati ottenuti nell’adesione alle organizzazioni fasciste. Per tutto questo periodo non si rintraccia un documento, salvo l’intestazione nel 1929 di una cartella a Caterina Cucinotta, eppure la Questura di Nuoro esisteva dal 1927. I documenti relativi agli antifascisti veri, confinati, si trovano presso l’Archivio Centrale dello Stato.
Nel 1937 con nota del 24 settembre, firmando con la sigla F/I, Renzo Lori,(sett.1937-Dic.1941) succeduto a Battista Zoppi, (luglio 1937 - ottobre 1937) parente stretto della Cucinotta, quale informatore dell’Ovra a Nuoro, segnalava all’Ispettore Fabbris, Capocentro per la Sardegna, l’Ing. Dino Giacobbe - noto antifascista - e Caterina Cucinotta, pittrice che: "tiene un contegno e un modo di parlare continuamente avverso al regime". In La tela del ragno. ”L’Ovra in Sardegna” pag 29, Vacca ed. Condaghes 2011. L’opera contiene l’elenco di tutti gli informatori con i relativi compensi. I documenti sono reperibili in ACS. DGPS,OVRA(1937-1943) b7, fasc. Zona VI Sardegna. La Zona VI Sardegna dell’OVRA era stata istituita nel 1937 e non tardò a fare sentire la sua presenza.
Nel 1936 Nuoro aveva 11.459 abitanti e una rete ben consolidata, di informatori retribuiti, spie, serve delatrici, oltre gli informatori condivisi da Questura e Ovra, informatori dei carabinieri, e volontari rapportatori, quindi la definizione di tela del ragno appare del tutto efficace. Dalla lettura dei rapporti emerge che i sospettati erano costantemente e diuturnamente controllati – quindi difficile immaginare qualunque azione sovversiva, ammesso che ciò fosse nelle intenzioni degli "anti"- Scopo di questo lavoro non è arricchire il quadro dei delatori, ma cogliere, nei limiti del possibile gli aspetti drammaticamente umani della vicenda. La Cucinotta è morta senza avere mai avuto notizia di tanto interessamento nei suoi confronti del mostruoso apparato che incombeva su tutti i cittadini, all’epoca. Di cosa accada oggi non sappiamo. La prima impressione, alla lettura degli atti, è che, a nostra insaputa, siamo esposti a rischi non immaginabili, preda possibile dell’arbitrio di persone del tutto sconosciute; questa constatazione porta a una qualche rivalutazione degli infiniti Sancio Pancia.
Di seguito le comunicazioni relative alla Cucinotta. Le minute delle relazioni son scritte su pezzi di vecchi registri e talvolta di non facile lettura; evidentemente l’economia autarchica  incominciava a fare sentire i suoi effetti.
 
Gabinetto cat.a8
 
                                              Antifascista
 
938 Gennaio 22- 1929                                                   Reg.to al N.103
 
                                                                                         Redatto Mod.M
 Minuta 21- 9-37 XV
 
Oggetto
Cucinotta Caterina
Via Ferracciu 98         Riser.                                    Al Comando Compagnia
                                                                                               Int.CC.RR
 
Con riferimento alla nota 13 maggio u.s 002142, prego la S.V farmi conoscere i risultati delle indagini disposte nei confronti di Cucinotta Caterina.
Essa manifesta sempre più sentimenti Antifascisti. Occorre averne una prova, facendola avvicinare da persona di fiducia, per potere attuare provvedimenti di polizia a suo carico.

                                                                           Il Questore

 
A questo momento la Cucinotta era già controllata da qualcuno in loco, perchè la prima lettera sequestrata è del 17.5.1937.
 
Nel settembre 1937 in risposta a richiesta
Cucinotta Caterina di Attilio e fu Merlini Lucia (il nome Lucia è errato, in realtà era Luigia), nata il 24 febbraio 1900, a Nuoro, ivi domiciliata in via Ferracciu 98, pittrice, è stata sottoposta a riservatissima vigilanza di quest’Arma fin dal mese di maggio u.s.
Sul di lei conto, però,  non è stato possibile raccogliere finora notizie tali da poterla giudicare elemento antifascista. Conduce vita molto modesta e riservatissima e convive con una sorella sposata ad un ufficiale delle organizzazioni giovanili.
Sarà continuata nei di lei riguardi oculata vigilanza, e qualora dovesse risultare prova dei suoi sentimenti antifascisti si ritornerà in argomento con le proposte del caso.
 
                                                                                 Il Tenente Comandante
                                                                                    Int. la Compagnia
                                                                                      Arnaldo Silvani
 

29 maggio 1938
Con foglio ciclostilato il questore Ferrara chiede notizie di routine.
 
Risposta:
Dimora momentaneamente in via (illegibile) 158. ( a Roma).
Nessuna attività politica contraria al regime è per vizio ereditario malcontenta e dice senza pensare e riflettere- apertamente o nelle conventicole delle varie pareti domestiche il suo risentimento del momento attuale specie economico e perché non trova un buon ….marito. Non è iscritta ad alcun partito è mezza bigotta.
Ricamatrice di costumi sardi non precedenti né pendenze penali. E’ nubile. Discreta reputazione e buon tenore di vita.


                                                                                D’Agostino
 
21.6.1938
Altra grafia sempre in calce allo stesso foglio più sotto:
 
Di sentimenti sfavorevoli al Regime. In atti trovasi a Roma alla cui Questura è stata data notizia.
 
                                                                             Atti sigla

 
20.7.1938
La Cucinotta che sopra ha fatto qui ritorno.
 
                                                                             D’Agostino

sempre D’Agostino  
Cucinotta Caterina di Cucinotta Attilio e Merlini Lucia, nata a Nuoro il 24.2.1900 nubile ricamatrice da poco residente in Roma via Regina 158 risulta di buona condotta morale, politica, immune da precedenti penali e appartiene a famiglia  i cui componenti sono tutti iscritti al P.N.F. Essa, seppure di idee cattoliche e non fosse una sovversiva nella corrispondenza epistolare con una sorella residente all’estero si esprime in maniera così manifestamente priva di senso di opportunità e di comprensione. E’ vizio ereditario. A Roma la Cucinotta è stata ospite di amici.


                                                                          D’Agostino

 
Si salta al 1941
 
22.12.1941 XX
Al Brig .D’Agostino per le occorrenti informazioni in rapporto con l’attesa visita in provincia di alta personalità.( Badoglio)
 
                                                                           Il Questore

 
25.12.1941
Cucinotta Caterina di Attilio e fu Merlini Lucia nata a Nuoro il 24.2.1900 abitante a Nuoro in via Ferracciu  98 e qui presente.
Essa si comporta bene sia come morale che come politica. In pubblico tiene un contegno esemplare  e non ha mai dato luogo ad alcun rilievo. E’ seria frequenta poche ma buone famiglie appartiene a famiglia di patrioti. Non è in alcun modo da ritenersi pericolosa per l’ordine pubblico.
      
                                                                       D’Agostino

 
I sequestri delle lettere si fermano al 1938.
                                                     
                                                                                 **********
                                   
“E Caterina si salvò”, si potrebbe dire parafrasando la ballata del cacciatore, che imputato di omicidio, per idiozia degli inquirenti, si salvò per intercessione della Madonna che intervenne illuminando lu Capitanu di tutti li Capitani di tutti li Carabbinieri.
Il Brigadiere, forse stanco delle inutili inquisizioni prende su di sé la responsabilità di chiudere il caso. ”Non è in alcun modo pericolosa per l’ordine pubblico”. Il Questore avendo trovato chi assumendosi la responsabilità di tale affermazione lo scarica da eventuali rimproveri, tace. Si può dire: “Tanto rumore per nulla” ma solo grazie al senso forte di responsabilità di un tenente difensore dell’autonomia del suo Corpo e di un Brigadiere psicologo. Il tenente con la nota di risposta rivendica all’Arma il diritto di valutare l’eventuale pericolosità dell’indagata, prendendo così le distanze dall'invadenza della Questura.
La cartella contiene anche diverse lettere inviate dalla Cucinotta alla sorella Tina che viveva in Paraguay, - una delle quali trattenuta in originale ed altre coscienziosamente ricopiate a macchina, con tanto di autentica- sequestrate dalla censura che controllava la corrispondenza con l’estero e inviate al Ministero dell’Interno Sez. I Revisione corrispondenza. Si pensi alla macchina mostruosa impegnata nella revisione, e fedele trascrizione a macchina, di decine di migliaia di lettere. Delle lettere del fratello Annibale, a suo tempo partito come volontario per l’Africa Orientale, una autografa ed un ricopiata, sequestrata perché diceva:” Qui non ci sono ribelli” e raccontava disagi e sofferenze subiti e invitava la sorella con il cognato a raggiungerlo, facendo le lodi del tenore di vita all’Asmara perché l’Africa ormai non faceva paura. In questo caso, come accade a lui, sarebbero finiti in India prigionieri degli Inglesi; Annibale fece ritorno solo nel 1947, deluso e magro come un chiodo, ma sempre fascista. La responsabilità della guerra persa era dei ‘traditori’. Le lettere della Cucinotta sono scritte da Nuoro dal 10 maggio 1937 al 21 marzo 1938, e custodite all'Archivio di Stato di Nuoro. Non si comprende come non ci siano stati successivi sequestri o trascrizioni di lettere, mentre la Questura continuava a controllarla almeno sino al 1941, come risulta dall'ultima relazione del brigadiere D’Agostino, la cui minuta, come tutte le altre è scritta su pezzi di carta ricavati da vecchi registri.
  
10 maggio 1937…
In questi giorni si è sotto l’incubo del fascismo rigidamente puritano. E’stata ritirata la tessera ad Antonio Monni e a una quindicina di vecchi sardisti ma non se ne dà la motivazione.( Era in atto una guerra interna al partito, in particolare tra ex sardisti che si contendevano il primato) Papà ne porta il lutto per la predizione che saranno tolte tutte le cariche ufficiali . E’ semplicemente ridicolo  il vedere che tutti sfuggono i contatti con certe persone come appestati e si affollino alle sfilate facendo i zelanti. In realtà pare che in tutta Italia si trovino ogni tanto scarabocchiati sui muri delle vie e degli edifici pubblici Falce e martello e si cerca di nascondere e di coprire. A Nuoro è stato fatto in una sala dell’Ospedale, a Cagliari per una settantina di esemplari, alla mostra che hanno dovuto chiudere per ripulire. A Milano, a Torino ecc, pare che la cosa imperversi, certo è segno evidente che ci debbano essere tra noi degli amici dei benemeriti russi. Il rincaro delle cose è quasi inverosimile. I prezzi salgono da una settima all’altra…. Graziella Secchi e compagna sono sempre in prigione. ( ndr Mariangela Maccioni)
 
1937, 15 maggio
……. E’ maggio  il cielo è sempre coperto ma non limpido. Ho desiderio di belle giornate. Si aspetta Badoglio per giovedì e fervono i preparativi. Credi, sono continue processioni di autorità e sfilate, cominciamo ad essere tutti stanchi. Il prezzo delle cose aumenta in modo vertiginoso, lino e cotone sono diventati proibitivi, la seta e i surrogati della seta sono ancora avvicinabili…..(N.d.R. si tratta dei prodotti legati al suo lavoro)
 
1937, giugno….
Cominciano ad arrivare le note dei morti in Ispagna, si allungano sempre di più. Contemporaneamente i militi e gli operai che lavorano in Etiopia scrivono di imboscate di abissini, che tentano di sollevarsi, e poi si riesce a catturare, sempre, al prezzo di qualche vita umana…Annibale è fortunato ad essere nella vecchia Eritrea perché gli operai delle regioni ribelli vengono occupati a compiere questi rastrellamenti lasciando il lavoro e a volte internati per chilometri e chilometri, soffrono persino la fame. Ci vorrà ancora parecchio tempo prima che la pace laggiù sia stabile
“Ti assicuro che il sacrificio di tante giovani esistenze umane dà un senso di pena inesprimibile, perché si ha la sensazione che queste morti, per la massa, non producano che indifferenza- al tempo della grande guerra la morte sembrava più sacra…”
 
In una lettera precedente si fa riferimento a Graziella Sechi e compagna che sono sempre in prigione. Si tratta della moglie di Dino Giacobe, l’antifascista ritenuto più pericoloso dall’Ovra, perché potenziale tramite con Lussu, che si immaginava intento ad ordire insurrezioni armate in Sardegna; andato a combattere in Spagna contro Franco, e poi rifugiato negli Stati Uniti. La Maccioni era una maestra antifascista. Le due furono arrestate per essere state trovate in possesso di un biglietto che comunicava la morte in Spagna di un antifascista parente della Sechi. La vicenda è interessante perché permette di cogliere uno dei meccanismi informativi dell’Ovra: le serve, oltre che i camerieri dei bar, strumento di tutti i regimi autoritari, prima dell’invenzione delle microspie e delle intercettazioni telefoniche. Un ben conosciuto proprietario di bar di Nuoro risulta nello stesso tempo informatore della Questura e dell’Ovra, in quel bar passavano anche i migliori ‘antifascisti’ di Nuoro; doppio informatore era anche il Lori già informatore della Questura e insieme dell’Ovra, e poi Podestà di Orgosolo.
 
1937, 25 ottobre…
il vedere attorno a noi tante disgrazie e tante miserie. Non avete idea del come la vita sia penosa e difficile. Siamo né più né meno che ai tempi della guerra (parlo dal 1914 al 1918)- farina di grano mista a segala, per pane e pasta. Carne a prezzi mai sentiti, e non vi parlo dei prezzi della frutta e della verdura….Finirà presto questo stato di cose? Le notizie ufficiali non lo fanno sperare.,
 
Mancavano ancora diversi anni all’ingresso in Guerra dell’Italia e la politica di autarchia aveva già causato tanti danni.
 
1938, 21 marzo.
Qui il lavoro mi manca sempre di più: è terra di povertà…Uguaglianza, quindi, di classi sociali, per lo meno netto distacco fra i veramente ricchi e chi non lo è…
 
In diverse occasioni i fratelli, Caterina, Tina, Annibale e Gigina, segnalano la strana mancata risposta alle  rispettive lettere, esprimono prudenti perplessità. Oggi sappiamo dove finivano le lettere. Resta da capire se deliberatamente si sottraessero le lettre anche per creare ansia e confusione o se ciò fosse solo il frutto malsano della censura.
Nelle lettere troviamo frequenti riferimenti al fratello Annibale che scriveva dall’Asmara, in Eritrea, dove era arrivato come operai reclutato nelle Centurie del Lavoro della MILIZIA VOLONTARIA DI DIFESA NAZIONALE. A detta dei responsabili di allora, quindi fedeli al regime, molti di questi soldati operai non erano neppure consapevoli, al momento dell’arruolamento, di ciò che li aspettava. Quindi opportunamente venivano sequestrate le lettere di Annibale Cucinotta che riferiva dei patimenti e dei disagi subiti. Anche in questo la corrispondenza pubblicata è uno specchio fedele dei tempi. Sugli operai delle Centurie del lavoro si ritornerà con un apposito lavoro. Risulta che tra i disperati che mai avevano lavorato fisicamente erano presenti, avvocati, geometri, farmacisti, maestri elementari, che in questo modo avevano’ tentato di forzare la porta della fortuna’. Sul tema vedi in Google : Stefano Cecini  “ La realizzazione della rete stradale”.
 
​                                                                                                                                            Giancarlo Bruschi
 
Bibliografia:
"Le élites politiche in Sardegna nel ventennio fascista” G.Orrù Ed. Cuec 2010
Riporta interessantissimi documenti redatti da prefetti, questori ecc. Documenta un metodo che travalica la Sardegna, e che varrà per l’Italia e le Colonie. Verità sorprendenti documentate dai gerarchi che senza infingimenti riferivano dolorosissime verità, che non si volle vedere.
“La tela del ragno” l’Ovra in Sardegna. Vacca Ed. Condaghes. Il volume riporta gran parte del contenuto del fascicolo di informazioni fornite dall’Ispettore Fabbris al Ministero dal 1937 al 1943 su segnalazione dei suoi fiduciari retribuiti e no.   

Lettere in originale o in copia contenute nella cartella della Questura di Nuoro relativa a Caterina Cucinotta.
La pubblicazione delle riproduzioni delle lettere è stata autorizzata dalla Direttrice dell’Archivio.
Si ringrazia la Dott.ssa Angela Andrea Orani e tutto il personale dell’Archivio di Stato di Nuoro,

per la fattiva e cortese collaborazione.

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                                                                                           Caterina e il Brigadiere
 
Incrociando il contenuto delle lettere ed i rapporti di polizia nascono alcune considerazioni.
Nelle lettere c’erano sufficienti motivi per procedere contro di lei? Si direbbe di si. Il brigadiere definisce il suo modo di esprimersi "sovversivo". L’indagata comunicava ad una persona residente all’estero - benché sorella - giudizi pesanti sul Regime e sulla situazione economica del Paese, e la prova era nei testi stessi delle lettere sequestrate.
Prove più che sufficienti quanto meno per un’ammonizione. Si voleva tenere nascosta la prassi della censura? Dal testo riguardante l’arresto delle due antifasciste emerge che la sorella Tina era già stata informata dell’evento. Perché quella lettera non fu sequestrata, o fu bloccata in Paraguay? Domande che resteranno senza risposta, ma che testimoniano di come, spesso, il destino delle persone sia affidato al caso. Ma vi è di più: l’incalzare del Questore con le richieste di informazioni da ottenere anche a mezzo di agenti provocatori - vedi richiesta ai Carabinieri - induce a ritenere che questi agisca più perché stimolato in loco che sulla base delle lettere, già da tempo conosciute. Ma sul punto non abbiamo elementi certi. Resta il fatto che il Brigadiere D’Agostino, braccio operativo del Questore, scrive:
”Nessuna attività politica contraria al regime è per vizio ereditario malcontenta e dice senza pensare e riflettere- apertamente o nelle conventicole delle varie pareti domestiche - il suo risentimento del momento attuale specie economico e perché non trova un buon ….marito. Non è iscritta ad alcun partito è mezza bigotta.”
Cioè parla senza riflettere in pubblico o nelle conventicole delle varie pareti domestiche. Splendida formulazione letteraria, quasi poetica, quella delle conventicole delle varie pareti domestiche di un Brigadiere illetterato ma esperto del mondo, e alla fine vedremo dotato di sano buon senso, che inventa tutte le possibili argomentazioni per salvare una persona che per il suo giudizio non è assolutamente nociva, egli è neutrale obbedisce all’autorità ma lo fa con pieno senso di responsabilità, come d’altronde fa il Tenente dei Carabinieri.
Le "conventicole delle varie pareti domestiche" sono un’espressione degna del migliore Sciascia e dimostrano lo sforzo del povero Brigadiere di dare efficacia alla sua relazione in una situazione che sembra implicarlo personalmente in una drammatica decisione: condannare un’innocente o salvarla? Nel concreto le conventicole possono essere o la sua abitazione o le case di parenti stretti. Benché almeno un parente risulti informatore certificato dell’Ovra, non sembra che costui frequentasse le  varie conventicole delle pareti domestiche della Cucinotta, un altro più intimo, e ben più in alto nella scala sociale, dopo un primo contatto con il responsabile regionale dell’Ovra, forse non ha più esercitato la squallida attività dopo un primo contatto con il Capocentro Ovra, mentre il terzo informatore, non parente, risulta essere dagli atti l’autore di una lettera nella quale si indicava  la pericolosità dell’ing. Giacobbe e si segnalava anche la pittrice Caterina Cucinotta. Per l’Ovra in Sardegna è fondamentale l’opera di Vacca: La tela del ragno, ed. Condaghes 2011, che riproduce anche i registri tenuti dal responsabile regionale dell’Ovra a partire dall’anno 1937 in cui la Sardegna divenne Zona autonoma.
Nel caso dell’arresto della Sechi - moglie dell’antifascista combattente Giacobe - fu la serva della Sechi a comunicare alla serva di una certa Signora, che con il marito commerciante di materiale elettrico, facevano separatamente gli informatori ,a comunicare al referente per Nuoro dell’Ovra che le due avevano ricevuto notizia della morte in Spagna di un giovane parente combattente tra gli antifascisti. Non è quindi da escludere che a riferire su cosa accadesse nelle "conventicole delle varie pareti domestiche" fossero proprio delle serve. A rimarcare quanto stretto ed asfissiante fosse il controllo sulle persone.

Una nota in più meritano le figure del tenente dei Carabinieri e del brigadiere D’Agostino.
Il Tenente, incaricato del "lavoro sporco" di trovare un agente provocatore che avvicini la Cucinotta e raccolga la prova definitiva del suo antifascismo militante, rifiuta. La prima domanda da farsi è perché il Questore si riduce a chiedere il basso servizio all’Arma dei Carabinieri, concorrente nel servizio di Polizia, e spesso in aperto conflitto con le Questure, per la differenza di stile e di scopi? In fondo la famiglia della Cucinotta pur priva di protezioni clientelari godeva di diffusa stima, e il cognato era pur sempre un piccolo Gerarca, quindi: prudenza. Non si fidava dei suoi uomini?  Oppure voleva una prova proveniente da un altro Corpo di Polizia, per potere assumere un provvedimento sanzionatorio quale il confino? Temeva reazioni che a noi sembrano impossibili in quel contesto di 11.000 abitanti tutti imparentati e legati da amicizie trasversali, come attestato dal dirigente regionale dell’Ovra Fabbris nelle sue relazioni? Il tenente rivaluta il lavoro dei suoi, asserisce che tutti i controlli sono stati effettuati, cita la famiglia di patrioti cui appartiene la sorvegliata, e afferma in maniera assertiva che quando ne apparisse la necessità si provvederà a chiedere un provvedimento amministrativo. Questo atteggiamento sarà costante durante tutto il Regime, da parte di molti Carabinieri, e garantirà loro l’autorità per diventare punti di riferimento delle popolazioni alla fine della Guerra. Si può aggiungere ancora che il Comando dei Carabinieri di Nuoro, il 4 novembre 1929, a proposito del Federale fascista Ghinami scrive: ”oltre a essere una nullità nel senso più stretto della parola, è un vanesio, e per sua dichiarazione attende la nuova sistemazione dei Federali”  in: G.Orrù “Le Elites  politiche in Sardegna nel ventennio fascista” Cuec 2010. Si tratta di un testo fondamentale per capire come in breve tempo il primo fascismo si trasformò in Sardofascismo, con tutti i vizi clientelari immaginabili.
Per capire meglio l’atteggiamento di estrema prudenza del Questore è utile riferire alcune notizie sulla Nuoro dell’epoca tutte di provenienza autenticamente fascista.
Il primo Prefetto di Nuoro nel 1927, Dinale, fascistissimo intellettuale, convinto del valore e dell’impegno del suo incarico, non gradito al fascismo locale riferiva: "…un ambiente privo di qualsiasi attrezzatura culturale, economica e tecnica, ricco di clientele" questo nel 1927, dieci anni dopo le cose erano cambiate di pochissimo. Il Prefetto ricorda ancora come il Fascismo abbia perso la sua carica innovatrice nel Nuorese con il transito in massa al PNF di gran parte degli aderenti al Partito Sardi di Azione, mettendo al margine gli originari fascisti. Parlando del principale esponente di questo movimento dice. ”…e poi cessò di essere anti e diede a sé stesso una forzosa riverniciatura fascista”. E’ in questo torbido contesto che devono muoversi il Questore, il Tenente, il Brigadiere. Un’ultima nota tratta da “La tela del ragno” pag.63. Scrive da Cagliari il Capo centro Ovra per la Sardegna: ”Come più volte ho riferito, sia verbalmente che per iscritto, le Personalità più in vista dell’ambiente dell’ex partito sardista sono legate da rapporti di amicizia, di parentela e di interessi con Gerarchi e Autorità. Per esempio l’Avv.Mastino (di Nuoro) non solo è intimo del prefetto di Nuoro Orrù, del Provveditore agli studi di Cagliari Prof.Fadda (ex sardista) ma è anche parente  del Federale di Sassari avv.Offeddu (Pure di Nuoro è parente di Mastino). Il Vice Federale di Sassari Satta Piero è legato da stretti vincoli di amicizia col ben noto antifascista Berlinguer di Sassari” da La tela del ragno, pag 61. Si può dire che si trattasse di antifascisti istituzionali: l’opposizione di Sua Maestà. Presto molti di questi ex sardo-fascisti ricoprirono cariche importanti a prescindere dalla loro preparazione - anzi la mediocrità era titolo preferenziale -, per cui qualche maestro divenne Ispettore Scolastico impettito e pretenzioso, tra i sogghigni dei sottoposti, e così via accrescendo il pantano, nel tempo. Scomparso il "nemico" comunista, sono rimaste le macerie. Finita la guerra e gabbato il Santo vi fu un rapido, quasi repentino, riciclaggio. Il nemico da battere era il Comunismo e quindi gli ex fascisti, già ex sardisti, tornavano buoni a ricoprire cariche, anche molto alte perché occorreva disporre oltre che dei tanti mediocri, o proprio asini, di un’élite tecnicamente adeguata ma garante nei confronti del Comunismo; i piccoli gerarchi venivano privati del posto di lavoro con il pretesto della defastiscizzazione.
Chi in questo clima avrebbe apprezzato un’affermazione contenuta in una delle lettere sequestrate, a proposito dei morti nelle guerre coloniali e in Spagna? ”Ti assicuro che il sacrificio di tante giovani esistenze umane dà un senso di pena inesprimibile, perché si ha la sensazione che queste morti, per la massa, non producano che indifferenza - al tempo della grande guerra la morte sembrava più sacra.” E’una frase di pregnante valore letterario, oltre che umano.
Si coglie, con acutezza e sensibilità anticipatrici, la banalizzazione della morte che porta le masse a restare indifferenti; il Fascismo con la sua retorica sta banalizzando anche la morte che appariva sacra ai tempi della Prima Guerra mondiale. Forse il Brigadiere sbagliava nel sottovalutare la pericolosità della Cucinotta, che aveva colto uno degli aspetti più profondi e più intimi della nefasta azione del Regime, spegnere i sentimenti tradizionalmente e culturalmente più forti a vantaggio di quelli dominati dall’emotività delle sfilate e dei riti grotteschi. Ma forse era anche il passaggio da certa austerità ottocentesca a una volgarizzazione di massa, a prescindere dal fascismo che dura e si impone ancora. I morti in terre lontane per scopi non ben capiti erano d’altronde una tradizione. Sino a non molti anni orsono, nel caso dell’assenza di una persona, a chi chiedeva notizie si poteva rispondere: ”Morto in Libia”; riferendosi alla prima guerra coloniale del Regno d’Italia. Dire che la Cucinotta fosse un’attivista dell’antifascismo è improprio, come molti scrittori come Lampedusa e altri, non accettava l’aspetto repressivo ma neppure l’aspetto istrionico delle sfilate, nella lettera in cui parla delle sfilate sembra rifletter il poeta francese - che non conosceva - "e voi imbecilli continuate a cantare e a sfilare" - (Prévert).
Sull’ingresso a Nuoro del fascismo, prima in maniera sorniona, poi sempre più invadente esiste uno dei migliori libri della letteratura, sarda, del ‘900. Si tratta di: ”Gli Ingenui” di Franco Floris ed. La Fortezza. Oggi introvabile, si tratta della testimonianza quasi interamente autobiografica di un, allora, giovane intellettuale che assieme al Padre e ad un fratello abbraccia la causa fascista; il fratello estroverso, poeta e amico deli operai muore volontario in Spagna. Emerge la differenza tra chi muore e chi fa carriera. F. Floris prenderà coscienza dello sfascio prima della fine della guerra. Lo scarso successo del suo libro insegna che non è opportuno parlare di corda in casa dell’impiccato.

Concludendo, una riflessione particolare merita la figura del Brigadiere. Egli vive sulla strada e a contatto con la gente, di cui intimamente, forse, condivide sentimenti e cultura ed esperienze materiali di vita. Qualche persona anziana lo ricorda ancora come qualcuno pieno di cortesia, riservato e costante frequentatore della Chiesa rionale. Era in realtà il più efficace collaboratore del Questore. Probabilmente anche sua moglie si lamenta dell’aumento dei prezzi, della difficoltà a trovare il sapone e quindi conviene che la Cucinotta dice cose vere. Forse deplora anche lui le sfilate e le urla, ma resta perplesso per l’ingenuità e sprovvedutezza che la Cucinotta dimostra, nessuna persona di buon senso, quello che Salvatore Satta chiamava’ l’uomo tradizionale’, (vedi De profundis) mai sarebbe incorso in una simile imprudenza. Questa ingenuità appare ancora più pericolosa e grave se si pensa che con quelle lettere, nel caso in cui fossero state lasciate arrivare in Paraguay, avrebbe rischiato di compromettere la sorella che viveva in un paese ancora meno libero dell’Italia.
”Essa, seppure di idee cattoliche e non fosse una sovversiva nella corrispondenza epistolare con una sorella residente all’estero si esprime in maniera così manifestamente priva di senso di opportunità e di comprensione.  E’ vizio ereditario. A Roma la Cucinotta è stata ospite di amici.”
Il brigadiere deve condividere con il Questore il fatto, certificato dalle lettere, che lei nello scrivere sia sovversiva benché cattolica, ma lo sgomenta il fatto che essa sia priva di senso di opportunità e di comprensione qualità proprie dell’uomo tradizionale, e di tutti i ben pensanti. La Cucinotta a suo avviso dovrebbe intuire che le lettere sono censurate quindi adeguarsi evitando argomenti pericolosi. Cerca però di salvarla dicendo: ”E vizio ereditario” Ereditato da chi non si sa; ma è pur sempre un argomento per sminuire la gravità del fatto: si esclude il dolo. Ancora cerca di sminuirne la qualità della persona dicendo: ”E’ un poco bigotta…avrebbe bisogno di un buon marito” che fosse bigotta è da escludere.
Con le sue argomentazioni logiche, psicologiche e linguistiche, tende a minimizzare e sdrammatizzare anche i contenuti delle lettere; anche se a preoccupare il Questore sembrano essere pressioni dirette riferite alle conversazioni della Cucinotta.

Nella lettera del 10 maggio 1937  si riferiscono episodi gravi di reale opposizione al Fascismo.
“In realtà pare che in tutta Italia si trovino ogni tanto scarabocchiati sui muri delle vie e degli edifici pubblici Falce e martello e si cerca di nascondere e di coprire. A Nuoro è stato fatto in una sala dell’Ospedale, a Cagliari per una settantina di esemplari, alla mostra che hanno dovuto chiudere per ripulire. A Milano, a Torino ecc, pare che la cosa imperversi, certo è segno evidente che ci debbano essere tra noi degli amici dei benemeriti russi. ”Ci si chiede perché nessuno le abbia mai chiesto dove attingesse queste notizie, lei che a dire di poliziotti e carabinieri, conduceva una vita riservatissima, limitandosi alle conventicole delle diverse mura domestiche". La nostra curiosità resterà inappagata; si può immaginare che la cosa fosse talmente diffusa e risaputa dalla Polizia tanto da fare apparire ovvio che anche una pittrice di provincia ne fosse a conoscenza, oppure può essere sembrato che evocasse queste scritte, per mero malcontento per la crisi economica.
Se il Tenente dei Carabinieri ha rigettato la richiesta del Questore di utilizzare un agente provocatore lo ha fatto più che altro per dignità di Corpo, ma a freddo, senza empatia.
Il Brigadiere pressato dal suo incontrastabile superiore gerarchico, che incontrava quotidianamente negli uffici della Questura ha dovuto attingere alle sue innegabili qualità morali; sarebbe bastato un poco di pigrizia perché maturasse il provvedimento di confino. Sancio Pancia con il suo popolare buon senso ha trionfato ancora una volta, pur combattendo una dura battaglia con la sintassi italiana.
Ultima nota: questa storia è interessante perché travalica i confini del luogo dove ha avuto luogo: Nuoro. Ha valore universale e potrebbe ripetersi ovunque e in ogni tempo.
                                                                                                                                                    Giancarlo Bruschi

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