2018 Giancarlo Bruschi

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GIANCARLO BRUSCHI - STORIE RITROVATE INEDITE

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IL LIBRO

In un’epoca in cui della Sardegna si conosceva più il mito che la realtà fu invitata a esporre in un libro le sue ricche conoscenze sulla Sardegna. Il lettore sarà proiettato in un contesto ‘antico’, a cominciare dalla ordinata e nitida grafia del manoscritto, che da sola rivela una personalità di rilievo, di antica formazione. Anche il contenuto rispecchia l’atteggiamento culturale di decenni passati, dando un piccolo contributo alla storia degli studi demologici, in parte superate dall’approccio odierno. A questa breve introduzione farà seguito una postfazione che racconterà le complesse e spesso dure vicende della vita dell’autrice,- spiata persino dall’Ovra negli anni tra il 1937 e il 1941-, che la intralciarono nella effettuazione delle ricerche e nella stesura del testo che per oltre 60 anni è rimasto inedito¸ in parte per il costo della riproduzione a stampa di numerose tavole a colori, realistiche e poetiche insieme, in parte per la totale lontananza del testo dalla logica cantonale di tanti editori regionali. Internet ci ha offerto l ‘occasione di offrirlo in lettura senza mediazioni o censure, corredato, a breve, dalle tavole a colori. Viene da immaginare un messaggio affidato ad una bottiglia – di plastica, perché meno fragile di quella di vetro -, che molte mani potrebbero raccogliere. Il titolo’ Il libro ’ è stato scelto ricordando che l’autrice parlando dei suoi scritti diceva: ’Il libro ’, che non ebbe la fortuna di vedere stampato.  Sicuramente, grazie a Internet il numero di lettori potenziali sarà infinitamente più alto della decina di persone che avrebbero letto il testo a stampa, distribuito in sede regionale. A corredo del testo sarà offerta un’ampia postfazione al fine di fare conoscere un’intrigante personalità e il contesto in cui è maturata l’elaborazione del libro.

“Il libro” Osservazioni sulla Barbagia: Nuoro, Oliena, Orgosolo…, maturate a partire dal 1922, corredate da splendide tavole a colori di estremo realismo e poesia.

Il manoscritto autografo che si offre in lettura è un racconto del tutto singolare, impregnato di emotività e di istintiva empatia per il mondo che vi è descritto. L’autrice, nata nel 1900, arrivata a Nuoro nel 1922, ha iniziato a fare le sue osservazioni di un mondo fuori dal mondo, conservativo e quasi fermo nel tempo; come accadde a Carlo Levi in occasione del suo invio al confino in Lucania. In entrambi i casi dopo l’iniziale spaesamento, grazie alle qualità umane e nel caso dell’autrice, alla sua innata capacità di ricamare, tagliare cucire, restaurare costumi antichi e preparare ornamenti per i nuovi, instaurò un profondo rapporto con le sue committenti, che sino alla fine della sua vita vedevano in lei una maestra nell’elaborazione dei lavori richiesti, ma anche una maestra ricca di nozioni a loro del tutto sconosciute. Vi fu un incontro proficuo tra una personalità proveniente da un mondo medio borghese, dotata di una buona cultura, e il mondo prevalentemente rurale che la circondava. Una vivace intelligenza, maniere distinte e curiosità culturali le consentivano il contatto con docenti universitari, prefetti, ufficiali di alto grado, provocandole talvolta profonde gelosie. Abilissima nel disegno e nell’acquarello offriva ai suoi corrispondenti un’immagine abbagliante ma, reale e poetica insieme, del mondo arcaico della Barbagia di molti decenni orsono, e la componente artistica giuocherà un ruolo non secondario. Venuta in contatto con i migliori studiosi di tradizioni popolari, tra cui il Direttore del Musée de l’lhomme di  Parigi  che  la  ebbe  come  esclusiva  referente, intrattenne con loro una fitta corrispondenza, partecipando anche a numerosi convegni internazionali.

 

citarla, post mortem, come fonte credibile e autorevole. Sempre nella stessa pagina si cita un contributo della Cucinotta alla rivista Lares :’Le decorazioni arcaiche dei costumi sardi’ Lares ,anno XXII, Firenze 1956, pagg.136/139.Lares fu, dalla sua fondazione, la rivista di riferimento degli studi di tradizioni popolari e di etnografia. Nella corrispondenza della Cucinotta in mio possesso risulta ampia traccia delle ultime battaglie del Prof. Corso, per impedire il parricidio. Le lettere possono avere un certo interesse per gli specialisti interessati alla storia della demologia in Italia. Alcuni eminenti uomini politici e di cultura in occasione di un congresso la accusarono di disonorare la Sardegna perché riferiva testi di poesie che facevano espresso riferimento al sesso. Al lettore odierno può sembrare che l’autrice abbia esagerato nel sottolineare la distanza tra la società nazionale più evoluta e quella della Sardegna; a conferma della validità delle descrizioni contenute nel manoscritto si può citare la raccolta di saggi di Raffaella Dore – sardissima studiosa di pedagogia- che nel volume :”Gli dei del bambino” Ed.Ichnusa 1962, diceva :”La società oggetto della nostra attenzione è quella  caratteristica e propria del villaggio sardo. Niente altro che un villaggio; al quale tutto ciò che riguarda la città, vale a dire le forme superiori di civilizzazione e le più complesse istituzioni, quelle educative comprese, di un grande aggregato sociale,  non appartiene.” Pag.14. Ancora ” Né va dimenticato il rinnovato interesse  per gli studi folkloristici i quali anche essi danno un notevole apporto alla rivalutazione  di quel fondo di naturale  cultura e civiltà propri ad ogni  a carattere regionale ed arretrata…”

Di seguito vengono proposte ventidue tavole a colori predisposte da Caterina Cucinotta - Nuoro 24.2.1900/ 5.7.1978 - a corredo del manoscritto, pubblicato autografo, dedicato alle tradizioni popolari sarde, in particolare del Nuorese, che sintetizzano le sue osservazioni a partire dal 1922, quando la sua famiglia si stabilì definitivamente a Nuoro.
Di particolare interesse è la prima tavola che rappresenta diversi copricapo fatti indossare ai bambini, già desueti a partire dagli anni 50 del Novecento; molti appassionati cultori della materia non ne conoscono l’esistenza.
La validità complessiva del manoscritto, da noi intitolato "Il libro" è riconosciuta in una nota della pag. 127 del volume: ‘Il Museo Etnografico di Nuoro’, pubblicato del Banco di Sardegna nel 1987, curato dall’Istituto Superiore Regionale Etnografico, che ha preso il posto del Museo del Costume di Nuoro. Nella pagina è riprodotta la tavola riguardante i corpetti; nella nota 33 è detto: ‘Il manoscritto, pur risentendo considerevolmente della concezione dell’etnografia e della metodologia di Raffaele Corso, oggi ampiamente superata. risulta di grande interesse soprattutto sotto l’aspetto documentario e iconografico.’ Inconsapevolmente l’autore della nota ha spiegato come una guerra di ‘Scuole’ ( Il prof. Corso fu il decano degli studi sulle tradizioni popolari, secondo tradizione, quale padre nobile fu ‘ucciso’ dagli allievi che ne dannarono la memoria, coinvolgendo in questa dannazione chi gli era rimasto vicino; citarla sarebbe stato poco vantaggioso in vista  di carriere accademiche.) questo rapporto fu la causa dell’emarginazione della Cucinotta da ogni attività di preparazione del costituendo  Museo  del  Costume,  nonostante  la  riconosciuta  competenza, salvo

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Nota
L’autrice delle tavole, a margine delle stesse, ha corredato numerose didascalie.
La loro riproduzione è risultata particolarmente difficile e laboriosa, anche a causa della minutissima scrittura.
Le difficoltà tecniche hanno portato alla loro esclusione dando così maggior spazio alle immagini.
Di seguito, sono state riprodotte le didascalie ritenute necessarie dall'autrice;

dove mancano la Cucinotta ha ritenuto sufficiente quanto scritto sulle tavole stesse.
Le didascalie, sotto forma di note sono predisposte in formato PDF in maniera che l’utente, cliccando sulla freccia sotto, possa aprire il file e stamparle per averle vicino mentre scorre le immagini.

didascalie tavole in PDF

 

 

Chi per esigenze di studio,

dovesse averne necessità particolari in merito, può rivolgersi al curatore, agli indirizzi indicati nella pagina dei contatti.

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